Prima siamo stati noi ad andare a sterminare con le nostre malattie (e non solo, come è ben noto), per noi debellate o sotto controllo da secoli, comunque latenti, intere popolazioni e millenarie civiltà nell'intero Continente Americano, in Oceania, nelle isole del Pacifico, Africa sub sahariana, ecc. Oggi le malatie tropicali (e non solo) vengono da noi. Fortuna che (almeno, e pur sempre col famoso tanto di pelo sullo stomaco) le grandi Case Farmaceutiche sono dalla nostra!
giovedì 13 settembre 2007
mercoledì 12 settembre 2007
ancora sui giudici e la giustizia
I commenti sul post QUELLO CHE i giudici, gli avvocati ecc. dovrebbero sapere sono stati 4 in pochissimi giorni e riguardano, a tutt'oggi, esclusivamente I GIUDICI. Questo mi induce a ritenere che c'è molto interesse, in giro, intorno alle tematiche della giustizia e, in definitiva, l'attenzione generale è concentrata sui giudici, indubbiamente protagonisti principali di questa importantissima istituzione dell'assetto statale. Mi sembra giusto, quindi, aggiungere qualcosa a quanto già detto in proposito.
Probabilmente quello che, in modo particolare, si richiede, tra l'altro, ai giudici è una maggiore serenità e profondità di valutazione.
Si ritiene (e si teme molto), ad esempio, da parte dell'utenza, a quanto pare, che i giudici si lascino condizionare e fuorviare; ed è uno dei principali motivi per cui ci si rivolge agli avvocati di grido o caratterizzati da assidua frequentazione con gli ambienti giudiziari ecc.
Ora, alla luce di questa semplice osservazione, che può, però, essere emblematica, sarebbe bello se i giudici realizzassero che:
Un docente universitario di diritto, per quanto possa essere un luminare, ben difficilmente può qualificarsi uno scienziato, le cui caratteristiche sono la scrupolosa e cosciente acquisizione dei dati anche contro le proprie convinzioni e i propri interessi, col carico di responsabilità che ciò comporta.
Lo "scienziato" del diritto prospetta una tesi (meglio di come la prospetterebbe chi è meno fornito di utili mezzi argomentativi), e non assume alcuna responsabilità circa la fondatezza o meno della stessa (situazione questa irrichiedibile nel dinamico e relativissimo campo del diritto); conseguentemente un suo parere su una spinosa questione legale, non è detto che sia frutto di intelligenza interpretativa, conoscenza e intensa ricerca, ma può essere (e molto spesso assolutamente è) frutto di una buona parcella.
Le assunzioni di importanti difese, da parte di avvocati d'assalto, con impostazioni ferme ed eclatanti di fondatezza ed evidenza dei diritti reclamati, non è detto che derivino da un circostanziato e analitico studio della vicenda in esame e dallo schietto e motivato convincimento che, all'esito, si è affermato, ma spesso derivano da smanie di protagonismo, presunzioni di onniscienza e onnipotenza dovute a notorietà, titoli acquisiti in diversi campi, politica, mass-media (a volte spettacolo anche) e così via.
Partecipare a commissioni governative, consulenze collegiali e quant'altro, sulle regole e i sistemi di vari settori della vita pubblica: la giustizia, il lavoro, la sicurezza, la previdenza, lo sviluppo ecc. pur essendo evento molto ambito dai lavoratori della giustizia, non è detto che implichi significativi contributi, piuttosto che iattanza e disinteresse.
Ciò vuol dire, da un canto, che non va preso per oro colato il risultato prodotto dai suddetti organi e da un altro canto che è, spesso, immeritata la visibilità e pubblicità che a questo o quel componente ne è derivata.
Parimenti, quando, per motivi sempre oscuri, si è chiamati a ricoprire una importante carica pubblica, vale la regola todos caballeros, vengono cioè coinvolti i "buoni", i "meno buoni" e i "cattivi" in un coacervo in cui tutto fa brodo, come è facilmente acquisibile sol che si pensi che nessuno ha mai il pudore di rinunziare.
La conseguenza è che la bontà delle regole, il culto del sociale, il superiore interesse del Paese, l'amor di Patria e quant'altro, passano in second'ordine e balzano in evidenza, le auto blu, le scorte, lo stuolo di collaboratori e segretarie, le facilitazioni in ogni campo, quotidiano e generale, compresa l'area giustizia (non escludendosi la confezione di leggi ad hoc per ottenere i risultati prefissi), le raccomandazioni, gli incrementi retributivi e così via.
Ah! Se i giudici pensassero... ma pensassero davvero... a tutto ciò!
martedì 11 settembre 2007
DIO - NON DIO
Dio avendo creato l'uomo libero, e dotato di libero arbitrio, il che lo distingue dalle altre creature, è autore anche del miscredente, ricomprendendo in tale termine l'ateo, ma il vero miscredente, a mio parere, è l'agnostico, il quale fa un pessimo uso del suo libero arbitrio, semplicemente disconoscendolo, facendosi stancamente trascinare dalla comodità di non lambiccarsi il cervello e crogiolandosi pigramente nella ignavia.
giovedì 6 settembre 2007
QUELLO CHE...
...GLI AVVOCATI DOVREBBERO SAPERE
E’ veramente molto difficile dire qualcosa qui, dovendosi considerare il rebus sic stantibus, lasciar perdere politiche di evoluzione della professione, rivendicazioni e quant’altro, altrimenti si invadono ambiti estranei, nonché moralismi vari sulle scelte e sui rapporti con i clienti, situazioni sulle quali ognuno ha le sue idee, e, ancora una volta, situazioni patologiche di illiceità sotto profili vari (responsabilità disciplinare, civile, penale).
Detto questo, la difficoltà deriva dal fatto che la professione di avvocato è, ed è sempre stata, comunque, un’attività d’impresa, per così dire. Poco importa che, oggi, da, prevalentemente, piccola va trasformandosi in, prevalentemente, media o grande, l’impronta naturale è d’impresa; l’avvocato quindi è caratterizzato da un forte individualismo (così come nella magistratura c’è un forte corporativismo; questi sono dati obiettivi e difficilmente confutabili. Altro discorso è che l’avvocato non dovrebbe spingere il suo individualismo fino all’oltraggiosità e al dispregio, così come il corporativismo dei magistrati non dovrebbe spingersi fino a creare un apartheid nei confronti di chi non appartiene alla categoria, e, in particolare, gli avvocati e fino a difendere i propri membri, indipendentemente da ogni considerazione che li riguardi, finché sono difendibili davanti all’opinione pubblica e non davanti alla seria e serena valutazione di coscienza) questo ovviamente costituisce il punto centrale di difficilizzazione del percorso.
Con le precisazioni fatte, che cosa si può dire ad un avvocato?
E’ veramente molto difficile dire qualcosa qui, dovendosi considerare il rebus sic stantibus, lasciar perdere politiche di evoluzione della professione, rivendicazioni e quant’altro, altrimenti si invadono ambiti estranei, nonché moralismi vari sulle scelte e sui rapporti con i clienti, situazioni sulle quali ognuno ha le sue idee, e, ancora una volta, situazioni patologiche di illiceità sotto profili vari (responsabilità disciplinare, civile, penale).
Detto questo, la difficoltà deriva dal fatto che la professione di avvocato è, ed è sempre stata, comunque, un’attività d’impresa, per così dire. Poco importa che, oggi, da, prevalentemente, piccola va trasformandosi in, prevalentemente, media o grande, l’impronta naturale è d’impresa; l’avvocato quindi è caratterizzato da un forte individualismo (così come nella magistratura c’è un forte corporativismo; questi sono dati obiettivi e difficilmente confutabili. Altro discorso è che l’avvocato non dovrebbe spingere il suo individualismo fino all’oltraggiosità e al dispregio, così come il corporativismo dei magistrati non dovrebbe spingersi fino a creare un apartheid nei confronti di chi non appartiene alla categoria, e, in particolare, gli avvocati e fino a difendere i propri membri, indipendentemente da ogni considerazione che li riguardi, finché sono difendibili davanti all’opinione pubblica e non davanti alla seria e serena valutazione di coscienza) questo ovviamente costituisce il punto centrale di difficilizzazione del percorso.
Con le precisazioni fatte, che cosa si può dire ad un avvocato?
LE COSE ANDREBBERO MEGLIO SE SI DESSE VALORE A QUANTO SEGUE:
Privilegiare la dialettica, il gusto della dialettica;
evitare
Privilegiare la dialettica, il gusto della dialettica;
evitare
scontri e polemiche anche con i giudici
la ruberia di clientela
la pubblicità sleale, ricorrendo a svaccato sfruttamento di conoscenze ed entrature e smodato ricorso a ricatti e ricattucci vari
la ruberia di clientela
la pubblicità sleale, ricorrendo a svaccato sfruttamento di conoscenze ed entrature e smodato ricorso a ricatti e ricattucci vari
l’impudenza di apparire continuamente in tv (v. quel cretino che si vede sempre);
curare
la professionalità, il gusto di essa prima del guadagno (v. il contrario atteggiamento dell’azzeccagarbugli)
la professionalità, il gusto di essa prima del guadagno (v. il contrario atteggiamento dell’azzeccagarbugli)
il rispetto delle regole, sfatare il mito-realtà della frode processuale a tutti i costi
la dignità riposta nel meritarsi il rispetto, non darlo per scontato;
la dignità riposta nel meritarsi il rispetto, non darlo per scontato;
non umiliare i giovani, insegnare senza boria, lasciare spazio ai giovani.
...GLI UTENTI DELLA GIUSTIZIA DOVREBBERO SAPERE
Tener conto delle difficoltà degli altri, in particolare degli avvocati.
Attenzione ai tempi.
Non pretendere di aver ragione a tutti i costi (v. caso Cogne – i genitori dei bambini pseduopedofilizzati ecc. ecc.).
Non mollare subito al primo cenno di cedimento (anche un buon avvocato può avere un momento di defaillance).
Non lasciarsi allettare dal protagonismo a cui invitano i mass media.
LE COSE ANDREBBERO MEGLIO SE CI SI ATTENESSE A QUANTO SOPRA
... I GIUDICI DOVREBBERO SAPERE
Ho fatto parte della Magistratura ed attualmente faccio parte dell’Avvocatura; mi trovo, quindi, nelle condizioni di poter considerare il punto di vista dei Magistrati e quello degli Avvocati, abbastanza diversi tra di loro; in particolare gli Avvocati vedono molte cose che i Giudici non vedono, questi ultimi, a loro volta vedono le cose in un’ottica che sfugge ai primi.
Ci sono, ovviamente, tanti altri modi di considerare le cose (v. QUELLO CHE I GIORNALISTI DI CRONACA GIUDIZIARIA DOVREBBERO SAPERE, QUELLO CHE GLI UTENTI DELLA GIUSTIZIA DOVREBBERO SAPERE, collaboratori, forze dell'Ordine e così via).
Va sfrondato il campo da lagnanze di carattere generale a sfondo politico, aspettative su innovazioni legislative, critiche sull’attuale sistema giudiziario,così come di campanilismi, faziosità, e rilievi sulla patologia dell’esercizio delle varie funzioni o professioni, in definitiva su tutto ciò che vi sia da dire di carattere generale ed ideologico, da una parte, così come, all’estremo opposto, di malcostume, bassa lega o addirittura criminoso.
In pratica qui si vuol parlare di buon senso, di controllo degli eccessi, di calma, serenità e così via; cioè di quello che farebbe star meglio tutti in un Palazzo di Giustizia, un giorno qualunque, allo stato attuale delle cose.
Nulla di eccelso o di infimo, ma nulla da sottovalutare.
Ridotta in pillole, la storia è: i giudici dovrebbero sapere che le cose andrebbero meglio se:
1- ci fosse meno spocchia e arroganza, livore a volte, e più disponibilità al dialogo, alla riflessione e assenza di pregiudizi nel prendere in esame una questione;
2- ci fosse più consapevolezza di svolgere una delicata funzione nell’interesse della Comunità, tra l’altro ben pagata, e non esercitare un potere tale da incutere timore agli altri e gratificare soprattutto la propria vanità, smania di sopraffazione, arrivismo, protagonismo, e così via;
3- ci fosse più disponibilità ed apertura nel prendere in considerazione le vicende riguardanti i piccoli cittadini, gli umili, la massa intrecciata e dolente delle istanze di Giustizia di base, e non una chiusura ai limiti dell’ottusità, per dedicarsi quasi esclusivamente ai casi che permettono di affermarsi, fare carriera, apparire pubblicamente, darsi alla politica e così via;
4- ci fosse presa di coscienza che lavorare fa bene, troppe ferie stancano, acuiscono il distacco dalla Società alla quale si appartiene; e lavorare significa svolgere la funzione giudiziaria, non andare in TV, muoversi tra le correnti dell’Associazione Magistrati per andare al CSM o avere incarichi speciali, o semplicemente avere promozioni senza meriti;
5- ci fosse risposta agli errori che si commettono, alcuni dei quali peraltro scusabili, e non si concludesse sempre a tarallucci e vino di fronte alle responsabilità disciplinari e civili, lasciando perdere quelle penali, pretendendo quasi di dimostrare che i magistrati non sbagliano mai (quelli che sbagliano sono gli emarginati che non fanno storia, ma vengono strumentalizzati per stabilire il principio che qualcuno pur risponde).
...I GIORNALISTI (soprattutto DI CRONACA GIUDIZIARIA) DOVREBBERO SAPERE
... I GIUDICI DOVREBBERO SAPERE
Ho fatto parte della Magistratura ed attualmente faccio parte dell’Avvocatura; mi trovo, quindi, nelle condizioni di poter considerare il punto di vista dei Magistrati e quello degli Avvocati, abbastanza diversi tra di loro; in particolare gli Avvocati vedono molte cose che i Giudici non vedono, questi ultimi, a loro volta vedono le cose in un’ottica che sfugge ai primi.
Ci sono, ovviamente, tanti altri modi di considerare le cose (v. QUELLO CHE I GIORNALISTI DI CRONACA GIUDIZIARIA DOVREBBERO SAPERE, QUELLO CHE GLI UTENTI DELLA GIUSTIZIA DOVREBBERO SAPERE, collaboratori, forze dell'Ordine e così via).
Va sfrondato il campo da lagnanze di carattere generale a sfondo politico, aspettative su innovazioni legislative, critiche sull’attuale sistema giudiziario,così come di campanilismi, faziosità, e rilievi sulla patologia dell’esercizio delle varie funzioni o professioni, in definitiva su tutto ciò che vi sia da dire di carattere generale ed ideologico, da una parte, così come, all’estremo opposto, di malcostume, bassa lega o addirittura criminoso.
In pratica qui si vuol parlare di buon senso, di controllo degli eccessi, di calma, serenità e così via; cioè di quello che farebbe star meglio tutti in un Palazzo di Giustizia, un giorno qualunque, allo stato attuale delle cose.
Nulla di eccelso o di infimo, ma nulla da sottovalutare.
Ridotta in pillole, la storia è: i giudici dovrebbero sapere che le cose andrebbero meglio se:
1- ci fosse meno spocchia e arroganza, livore a volte, e più disponibilità al dialogo, alla riflessione e assenza di pregiudizi nel prendere in esame una questione;
2- ci fosse più consapevolezza di svolgere una delicata funzione nell’interesse della Comunità, tra l’altro ben pagata, e non esercitare un potere tale da incutere timore agli altri e gratificare soprattutto la propria vanità, smania di sopraffazione, arrivismo, protagonismo, e così via;
3- ci fosse più disponibilità ed apertura nel prendere in considerazione le vicende riguardanti i piccoli cittadini, gli umili, la massa intrecciata e dolente delle istanze di Giustizia di base, e non una chiusura ai limiti dell’ottusità, per dedicarsi quasi esclusivamente ai casi che permettono di affermarsi, fare carriera, apparire pubblicamente, darsi alla politica e così via;
4- ci fosse presa di coscienza che lavorare fa bene, troppe ferie stancano, acuiscono il distacco dalla Società alla quale si appartiene; e lavorare significa svolgere la funzione giudiziaria, non andare in TV, muoversi tra le correnti dell’Associazione Magistrati per andare al CSM o avere incarichi speciali, o semplicemente avere promozioni senza meriti;
5- ci fosse risposta agli errori che si commettono, alcuni dei quali peraltro scusabili, e non si concludesse sempre a tarallucci e vino di fronte alle responsabilità disciplinari e civili, lasciando perdere quelle penali, pretendendo quasi di dimostrare che i magistrati non sbagliano mai (quelli che sbagliano sono gli emarginati che non fanno storia, ma vengono strumentalizzati per stabilire il principio che qualcuno pur risponde).
...I GIORNALISTI (soprattutto DI CRONACA GIUDIZIARIA) DOVREBBERO SAPERE
PER FAR SI' CHE LE COSE VADANO MEGLIO:
Non fare gli avvoltoi
Saper cercare le notizie, approfondirle, apprezzare chi corre rischi per questo
Saper commentare le notizie, senza secondi fini
Non fare scoop al solo scopo di suggestionare il pubblico.
mercoledì 5 settembre 2007
Divagazioni in attesa di qualcosa di più consistente in preparazione
Qualcosa di buono in giro per il Mondo!
Beh... sì... forse... prima o poi... ma già oggi... anche... così... perché no?... Boh!
Bah...
Impressioni sui restauri
Beh... sì... forse... prima o poi... ma già oggi... anche... così... perché no?... Boh!
Bah...
Impressioni sui restauri
Sono andato con Liam a visitare il Castello Sforzesco, con l'occasione ho avuto modo di rivedere la michelangiolesca Pietà Rondanini restaurata. Con grande delusione ho inutilmente cercato di provare, di fronte all'ammasso informe di marmo bianco in cui è stata trasformata, la grande emozione di circa trenta anni fa di fronte all'anima grondante dolore, trasfigurata, indubbiamente, quella incallita nella senescenza dello stesso artista, che essa rappresenta.
Non è la prima volta che ciò mi accade. Vidi a suo tempo trasformarsi in un che di illustrazioni ipertecno i sogni in precedenza accumulati nel silenzio soffuso e pastoso della tridimensionalità del Cenacolo davinciano di fronte alla sua versione restaurata, e altrettanto dicasi dei misteriosi e impenetrabili segreti della volta della Cappella Sistina, incautamente disvelati e riversati coram populi, da esperti addetti ai lavori.
Ricavo da tutto questo un'intuizione, forse non peregrina: secondo me, i Grandi Artisti del passato sapevano dove sarebbero andati a depositarsi i cumuli di polvere, i segni, i nascondimenti del trascorrere del tempo, quella che si dice "la patina d'antico" e l'effetto che ne sarebbe derivato (tanto sembrerebbe, più che ipotetico, abbastanza scontato, sol che si pensi che non esisteva nelle epoche di riferimento altro che acqua e spazzole, e non si prevedevano interventi ad alta definizione) e in funzione anche di tali valutazioni ponevano in essere le loro opere.
Alla luce di quanto sopra, ferma restando l'utilità e necessità dei restauri, io credo che se ne debba tener conto da parte dei tecnici, almeno soffermarsi a pensarci, anziché darci dentro di brutto, esprimendosi alla grande, e fornendo il massimo delle proprie prestazioni, al massimo, ovviamente, delle retribuzioni; il che ci riporta automaticamente, al minimo della umiltà intellettuale di fronte ai giganti dell'arte, e dello spirito critico (nanismo della sensibilità e della riflessione).
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Considerazioni sulla ricerca
Sembra abbastanza lapalissiano che la ricerca (scientifica, artistica, letteraria, religiosa, sentimentale, o semplicemente su qualcosa di pratico e ordinario) debba mirare a trovare qualcosa, anche se non ci si riesce.
Essa, peraltro, è bella e appagante anche in se stessa. Ma se è esplicitamente e palesemente fine a se stessa, che cosa è? Non è certo "ricerca"... una provocazione, forse.
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E' meglio il peggio o il meno peggio?
Domanda retorica. Perché?
Un imprenditore italiano 50enne (non fondatore, di seconda generazione) all'apice della floridità dell'azienda, di notevoli proporzioni e con molti impiegati, maestranze e indotto, vende tutto ai francesi e si ritira a Santo Domingo a fare una vita da nababbo.
Un altro imprenditore italiano (stessa età, fondatore) all'apice della floridità dell'azienda, cerca, comunque, di incrementarla, modificarla, si dà da fare per creare un ricambio per farla crescere ancora, con conseguente aumento di lavoro quantitativo e qualitativo e, sia pure secondo la sua particolare ottica, ovviamente, che può non essere condivisa, ovviamente, cerca di interpretare le convenienze per il Paese (nonché per le proprie attività e i propri interessi, è normale); partecipa, addirittura in prima persona alla vita pubblica del Paese (il che può anche essere censurabile, intendiamoci). Condivide, in ogni caso, la situazione dell'essere cittadino italiano e vivere in Italia.
Chi dei due buttereste dalla cima della montagna, rispondendo così, implicitamente alla domanda (retorica)?
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Burlamaccate sui politici italiani
I politici italiani hanno fatto una scoperta fondamentale: solo se fanno casino sono in auge [ (Pannella docet, ma vedi: Sgarbi, Cossiga l'amerikano, Mastella il polpo, i ministri contemporaneamente al governo e in piazza a protestare contro il governo, da ultimo i fucili di Bossi, e così via) (v. le espressioni degli strombazzanti giornali, ormai mere casse di risonanze di questa o quella lobby "alto là di questo o di quest'altro personaggio" "è scontro" "è polemica" e via blaterando) ], altrimenti fanno "la fine" dei loro colleghi stranieri [e parliamo di Francia, Inghilterra, Germania, USA, non di Repubbliche delle banane (dove invece vige l'andazzo all'italiana, come le cronache, ripetutamente ci confermano)]. Quale è la "fine"? Tranne 5 o 6 dei suddetti, tutti gli altri sono degli illustri sconosciuti.
Ma precisiamo i significati... l'equazione è:
FARE CASINO = farsi (prevalentemente) i cazzi propri (non necessariamente di stretta osservanza economico-monetaria).
NON FARE CASINO= fare (prevalentemente) gli interessi del proprio Paese (come dagli esempi sopra menzionati si deduce chiaramente).
Poiché i ns. politici sono particolarmente tipizzati dal non fottersene un cazzo degli interessi del Paese, e particolarmente divorati dalla libido dei cazzi propri (in un contesto in cui, poi, la torta c'è ed è cospicua. Bisogna stare attenti a non svariare troppo e lasciarsi fuorviare dalle battute sarcastico-ridanciane sulle repubbliche delle banane) sono, conseguentemente, particolarmente attivi e presenzialisti nel fare casini e casini, casini sui casini e via incasinando.
A quanto pare solo qualche tagliola li può fermare. Ma sono nati o non sono ancora nati i bracconieri?
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La convenzione GIUSTIZIA
Tempo fa, in una trasmissione TV, si contrapponevano incidentalmente due tesi:
La GIUSTIZIA è una convenzione sociale utile per l'ordine pubblico e la soddisfazione sociale dei cittadini; la ricerca della verità, in astratto, è mera utopia, ed è ipocrisia sostenere il contrario (COSSIGA).
La GIUSTIZIA è ricerca della verità. Pur sbagliando umanamente, la Magistratura è impegnata nella sincera ricerca della verità (PECORARO SCANIO).
Quale delle due posizioni può essere maggiormente condivisa?
Uno dei motivi di rallegramento (ce ne sono altri e ci sono anche motivi di rimpianto) con me stesso per essere passato dalla Magistratura alla Avvocatura è quello di saperne di più.
E' quanto sente, probabilmente, un agente dei servizi segreti o il Cardinale che officia il Miracolo di S. Gennaro.
E quale è stata la mia scoperta del mistero?
Sarei tentato dal comportarmi come i suddetti personaggi e non dirlo.
Ma sono un comune mortale, quindi:
I magistrati [a parte i rari e deprecabili casi di ragion di Stato o ragion di tasca (v. potere) - barare al gioco non merita menzione] sinceramente amministrano la giustizia, ricercando la verità nei fatti, sia pure entro i limiti dell'umana percezione e dei mezzi a disposizione, ma sono costantemente soggetti a condizionamenti, per lo più inconsapevolmente, dell'opinione pubblica, dei depistaggi vari (a movente neutro, a fin di bene o a fini turpi che siano), delle correnti di pensiero che si affermano, della simpatia o antipatia, della risonanza degli eventi sub judice, dello spirito di vendetta o allarme sociale in atto e così via.
Gli avvocati, dal canto loro, sono più presenti "dietro le quinte", quindi sanno quale è l'enorme incidenza dell'ERRORE GIUDIZIARIO, sia in senso "assolutorio" che "condannatorio"; cioè (per intenderci estremizzando, ma ci sono ovviamente, varie sfumature) quanti innocenti vengono condannati e quanti colpevoli la fanno franca, quanti soggetti portatori di buone ragioni non le vedono riconosciute e quanti, pur essendo in torto, vengono premiati.
Inoltre, in modo particolare in Italia, ma anche altrove le cose vanno più o meno così, tra avvocati e magistrati, c'è una separatezza totale e diffidenza reciproca, quindi nessuna possibilità di fondere le esperienze. Questa situazione non può attenuarsi per qualche più o meno coraggiosa riforma... forse solo se... un giorno... ci saranno riforme veramente radicali e innovative.
Conseguentemente, almeno allo stato attuale, alla luce realistica delle considerazioni svolte, per la complessità e la articolata struttura dell'istituzione e del concetto della Giustizia, pur dispiacendomi, devo affermare che appare più condivisibile l'opinione della Giustizia come convenzione.
lunedì 3 settembre 2007
DOPO LA PAUSA ESTIVA
mi sembra giusto riprendere dal recente episodio di Tonino nella Locride.
Sei un grande! La tua risposta al Corriere della Sera che ironizzava sulla presenza accanto a te, durante la tua vibrante filippica nella Locride, contro i pubblici amministratori corrotti, di un pubblico amministratore indagato per corruzione, ti pone direttamente accanto ai Cavour, i Mazzini, i Garibaldi della Storia. Fagliela vedere a questi quattro dilettanti del rubamazzetto, come si fa!
Sei un grande! La tua risposta al Corriere della Sera che ironizzava sulla presenza accanto a te, durante la tua vibrante filippica nella Locride, contro i pubblici amministratori corrotti, di un pubblico amministratore indagato per corruzione, ti pone direttamente accanto ai Cavour, i Mazzini, i Garibaldi della Storia. Fagliela vedere a questi quattro dilettanti del rubamazzetto, come si fa!
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