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giovedì 14 febbraio 2008

UNA MIA PERSONALISSIMA RIFLESSIONE SULLA DIVINITA'

Da sempre i riferimenti alla Divinità si ricollegano variamente a fattori atmosferici, variazioni climatiche, fenomeni meteorologici e all'influenza su di essi dei movimenti degli astri; si pensi a Giove Pluvio, ad Eolo il Dio dei venti, a come veniva raffigurato Zeus dai Greci, pronto a scagliare saette, all'alternarsi del Sole e della Luna su cui sono stati costruiti interi filoni di fedi e di riti, alla valenza delle eclissi, della siccità e degli uragani presso i popoli primitivi.
Secondo me è perché Dio è in essi: nella soffice neve che preserva la natura fino al risveglio della primavera, nel flagello della grandine, nel vento che indirizza i marinai o li contrasta, che scuote la campagna e la fortifica, nella pioggia che alimenta la vegetazione o l'affoga, nel sole che rinvigorisce il verde o lo brucia.
Alla luce di quanto sopra, quali sono gli esseri viventi più vicini a Dio, a parte gli animali e, probabilmente, i vegetali, anch'essi parte pulsante del Creato, oltre ai bambini, ai primitivi, ai selvaggi, ai folli, alle anime semplici dovunque allocate? I contadini, i montanari, i marinai le cui giornate, i minuti, le stagioni, sono scandite dal tempo, il cui sguardo è sempre rivolto al cielo, e gli artisti che rappresentano e interpretano tutto ciò.
Gli artigiani, esclusi quelli che operano per la terra, le irrigazioni, le colture, o per i percorsi, le vette, i ripari, le vele, gli scafi, le reti e analoga utensileria e attrezzeria, assimilabili, quindi ai predetti, sono già più lontani di un passo, già sul pie' di soglia dell'Eden, in procinto di uscirne.
La purezza è già sbiadita, la loro opera, se non addirittura artefice dell'opacità, è già un remedium ad essa e la vicinanza a Dio, rimandata a tempo indeterminato.
Nella profonda antichità dei tempi, sono convinto, Dio era sulla Terra. Forse anche altrove, ma di certo qui, lo sento.
Se la si mette così, pur ripercorrendo la Religione Ebraica, non furono Adamo ed Eva ad essere cacciati dal Paradiso Terrestre. Fu Dio ad andarsene, lasciando loro al LIBERO ARBITRIO (nel bene e nel male).

'AZZ'! S'ANN' FUTTUT' 'U TESORETT' E MANC' CE NE SIMME ACCORT'!

Ormai è ufficiale, l'ha detto pure Padoa Schioppa; ma come è possibile? Accussì aumm aumm! Mo' mo' stev' lla'! Ce l'hanno fatta sotto gli occhi. E chi è stato? Chi lo sa? Un po' tutti, con il beneplacito della stampa benedicente, inerte, acquiescente, distratta. Non lo sapremo mai; so' stati bravi però, non se ne è accorto nessuno. Mo' aggio capito 'a che scola ven' 'o gioco d'e 3 tavulette!
Cmq non avevo dubbi. I pirli, tanto per cambiare, chi sono? I cittadini onesti che pagano le tasse.
Ha fatt' buono Valentino Rossi; fare un bel buco al massimo e poi una bella sanatoria/business!
Scusate, si 'o tesoretto se l'ann' frega' loro, meglio noi, no?

martedì 12 febbraio 2008

STAMM' SEMP' LLA'!

Cari autori,
il punto è che parlare di terrorismo, vecchio e nuovo, senza affrontare il tema dei mandanti, è come parlare di mafia, camorra e 'ndrangheta, storiche o emergenti, senza toccare il tasto delle connivenze, e quindi... stamm' semp' lla'.

lunedì 11 febbraio 2008

DI BENE IN MEGLIO

AVETE VISTO COME SIAMO MESSI BENE?
Veltroni, aspirante premier, di ritorno da un lungo viaggio interplanetario, dà un’occhiata alla situazione politico-economica italiana e dice: “Voi non avete capito niente. Meno male che ci sto io, puro e vergine, non coinvolto, che posso tastare il polso e concludere: PIU’ SALARIO MENO TASSE, SI PUO’ FARE !" (A' Veltro’ e nun te dimentica’ d’e ferie! Vanno incrementate eh!).
Berlusca, l’altro aspirante premier, invece, più vicino ai fatti, più pratico, conclude: “7 Miliardi (di €!?! Alla faccia...!) di deficit è l’eredità che ci lascia il governo Prodi! Ammanco che, ovviamente, il prossimo governo dovrà risanare" [ con (cospicui) interessi, è naturale].
Minghia! E il tesoretto? Boh! Secondo me, se non è già “andato”, ben presto, “andrà” [Il predetto highlander ha già annunciato che è una fola (annotazione del 12.2.) e, come è noto, ciò che (è o) non è nella comunicazione, (è o) non è in natura].
In definitiva, chiunque vinca c’è un futuro assicurato per l’Italia: NUOVE (inutili e dannose per noi, ma utilissime e fruttuosissime per i nostri politici) ELEZIONI ENTRO IL PROSSIMO ANNO.
E vi pare poco? Riuscire a prevedere il futuro e regolarsi di conseguenza?

domenica 10 febbraio 2008

APPENDICE A "STUDIO PER UN'INTERVISTA (ultima parte)"

D - Ma che cosa c'è di così esaltante e tale da suscitare un massiccio pubblico consenso, addirittura ovazioni, nel commettere uno o più reati [( fatti di corruzione, falsi, appropriazioni indebite, truffe ai danni di pubbliche istituzioni ecc...), in concorso o associazione con altri (è pressoché scontato), più i fiancheggiatori, favoreggiatori, sostenitori e sodali, oltre i loro assistenti e tecnici, nonché i beneficiari, a vario titolo, dell'operato dei predetti, in una parola e per brevità tutti convenzionalmente definibili cointeressati], quindi fondare un partito, o comunque diventare capo di uno schieramento politico (probabilmente con mezzi analoghi a quelli impiegati nei suddetti fatti illeciti), riuscire, successivamente, ad ottenere una maggioranza, cavalcando, con spregiudicatezza e abuso di artifizi, tigri di malcontento, far approvare, conseguentemente, leggi che svuotano di contenuto i reati di cui ci si è resi responsabili, eventualmente in unione con i cointeressati sopra menzionati, e, grazie a tali leggi, essere infine assolti o, in qualche modo prosciolti, prescritti, condonati, graziati (cointeressati e complici compresi)? Qualcosa deve esserci, altrimenti dovrebbe parlarsi di follia collettiva, e non mi sembra il caso, sarebbe semplicistico e fuorviante.
Sarà la strana, irrazionale, attrazione per l'eroe cattivo, il fascino del negativo, di quando eravamo fanciulli? Ma... allora eravamo fanciulli! Lei che ne pensa?
R.

mercoledì 6 febbraio 2008

VERSO LE PROSSIME ELEZIONI (sfidando l'impossibile)

MA BISOGNA NECESSARIAMENTE RASSEGNARSI AD AVERE UN PARLAMENTO PEGGIORE DELL’ATTUALE ED E’ ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE ASPIRARE, IN OGNI CASO, AD UNO (UN PO’) MIGLIORE?
In qualsiasi Paese dotato di un minimo di credibilità e dignità si sarebbe prima passati attraverso un grande governo coalizzato rifondante e poi, con una nuova legge elettorale, si sarebbe andati a nuove elezioni; si sarebbe prima fatto il referendum e poi le elezioni e non viceversa, tra l’altro con rinvio alle calende greche del referendum.
Ma anche così, nelle condizioni estreme di vassallaggio elettorale in cui siamo stati ridotti da coloro che avrebbero dovuto rappresentarci, è proprio vero che non è possibile fare qualcosa?
Ci sarà una campagna elettorale e verranno fuori gli intenti, in gran parte già espressi, dei partiti.
E’ ormai fuori dubbio che il teorema secondo il quale dovremmo tenerci i parlamentari e governanti di malaffare (che, ahimé, abbondano), in quanto sono geni della politica di cui non possiamo fare a meno anche se pregiudicati è, ed è sempre stata, una tragica bufala (a parte il fatto che “geni” in giro non se ne vedono da queste parti, in Paesi Stranieri di grande levatura politica, dove ci sono davvero i geni, se ne fa a meno benissimo quando è finito il loro mandato, o interviene qualche interferenza che impone l’affermazione di priorità del bene pubblico).
Questo significa che anche per chi si trova in una situazione di perplessità circa la sua correttezza legale, vale la regola basilare di salute pubblica in un Paese Civile, per cui, pur innocente penalmente fino a prova contraria, è da considerare politicamente bruciato (salvo assoluto capovolgimento della situazione o, addirittura, prova provata che c'era un ben preciso disegno denigratorio allo scopo di recare grave pregiudizio alla vita sociale o, comunque, tale da essere obiettivamente qualificabile come lesivo di tale contesto).

Sia ben chiaro, il Parlamento è un’istituzione che serve e come, al Paese, anzi è indispensabile, ma proprio per questo, non può assolutamente essere composto da ladri, corrotti, ricattatori e ricattati, amici degli amici, incapaci raccomandati, ignoranti leccaculo ecc. ma, in modo puro e semplice, da normali persone perbene che, certamente sarebbero sensibili alle sollecitazioni di base e alle opinioni consolidate e diffuse, e avrebbero la decenza, come prima cosa, di abbassare gli stipendi d'oro dei signori della politica, abrogare il regime a parte delle pensioni dei parlamentari e ridurre drasticamente i privilegi, ridimensionare il numero di onorevoli, senatori, portaborse e lacché vari e, anziché stare dalla mattina alla sera in TV, fare, né più né meno che il proprio lavoro... le leggi, le riforme, gli accordi interni ed internazionali, guardando con determinazione ed onestà all’interesse del popolo e della democrazia.
Allora che cosa possiamo fare, non avendo l’opportunità di scegliere i nostri candidati?
Non votiamo per quei partiti (singoli o raggruppati in schieramenti) che hanno molte persone di malaffare nel loro interno, nelle segreterie o comunque in auge, quei partiti che si vantano di non escludere inquisiti e condannati, quei partiti che si sono opposti ad un rinvio delle elezioni per un miglioramento del quadro in cui esse dovevano svolgersi, quei partiti che incrementano a gettito continuo i puttanai e i nepotismi dei mass media e dello spettacolo, con grave danno della promozione dei talenti giovanili.

Votiamo massicciamente i partiti o gli schieramenti che sinceramente propongono qualcosa di nuovo rispetto all’asfittico scenario della politica italiana di tutti i giorni, fino ad oggi.
Questo sì che sarebbe un atto rivoluzionario! Ed è proprio quello di cui l’Italia ha bisogno.

domenica 3 febbraio 2008

LETTERA (virtuale) AI MAGISTRATI CHE SI OCCUPANO DI INDAGINI

E' molto diffusa, tra i magistrati che svolgono la fase istruttoria, nei processi penali, la tendenza a chiudere al più presto le inchieste complicate, rognose, senza prospettive di successo, molto elaborate e non aventi alcun risalto di mass media.
In genere non è per cattiva volontà, o non è solo per questo, bensì per una specie di calcolo "economico" sulle energie da impiegare, una sorta di "politica processuale": se le previsioni sono l'impiego del massimo sforzo per un risultato che dire "minimo" è poco, addirittura "nullo", senza che vi sia neanche un qualche collaterale beneficio, come il riconoscimento pubblico, non è forse meglio utilizzare le forze di cui si dispone per il raggiungimento di qualche altro obiettivo di giustizia di alta levatura, utile e gratificante?
Sono stato per molti anni Pubblico Ministero e, successivamente, avvocato penalista, professione che ormai, ahimé, ancora una volta da molti anni esercito, questo mi dà titolo per svolgere alcune considerazioni, senza peraltro alcuna pretesa impositiva o professorale, solo qualche accettabile o non accettabile suggerimento:
Cari ex colleghi non abbandonate quelle indagini, non buttatele via, non operate, stringi, stringi, stringi, fino a soffocarle; se fate questo perché non ci credete, non lasciatevi prendere da questo sentimento, dalla frustrazione e dallo scoraggiamento (o più terra-terra dalla voglia di fare altro, piuttosto, "chiudere per ferie", "dedicarsi alla famiglia", ecc. lo rinfaccerebbe ad altri chi, essendosi così comportato, si trovasse, poi, a dover subire scelte del genere), se è per una migliore organizzazione dell'ufficio, lasciate perdere questi propositi che sanno di "burocratico", il lavoro è affermazione della coscienza e dell'intelletto, non è "risultato", è soddisfazione delle attese di un cittadino qualunque, ciò che anche noi "addetti ai lavori" siamo, non è "statistica".
Continuate, continuate a lavorare attorno a quei casi "che nessuno vorrebbe trattare", anzi mettetecela tutta, non lasciatevi allettare dalle eventuali sollecitazioni di chi (avvocati, collaboratori stanchi o pigri ecc.) è interessato a chiudere, infossare, togliere di mezzo, perché molto spesso proprio lì è collocata la risposta più qualificata e ponderosa alla domanda di giustizia, proprio lì è il bisogno, la speranza, la richiesta umile ma accorata e fiduciosa di giustizia, che non può essere delusa senza poi abbassare lo sguardo, proprio lì sono collocate le maggiori soddisfazioni professionali (quelle che si sentono dentro, nell'intimo, a prescindere dai mass media); si pensi alla morte più o meno "accidentale" di una persona cara, una figlia, una madre malata, alle relative ripetute istanze di parte (ma dovrebbe dirsi di anime in pena, familiari, persone affrante dal dolore) che si fa fatica anche a leggere, si pensi a torti subiti sulla persona, su un modesto patrimonio, sulla dignità che, a volte, è l'unico bene che si possiede, per prepotenza, avidità o consapevolezza di farla franca, le cui prospettazioni, troppo farraginose, lunghe e contorte, vanno subito nel dimenticatoio o all'archivio, si pensi a perdite, a volte gravose, di beni e danaro che, per come sono state provocate, risultano così intrecciate, cavillose, diluite nel tempo che, solo a ricostruirle ci vorrebbe tanto di quel tempo e impiego di mezzi e persone che, quasi quasi, il rimedio sembra più oneroso del danno (una valutazione questa che fa anche chi viola la legge).
Questo è il lavoro, l'hobby è un'altra cosa. E viene riconosciuto come tale da chi ne è partecipe (collaboratori, utenti, colleghi, avvocati ecc.) anche se, per malasorte, nonostante tutti gli sforzi e l'intelligenza investigativa impiegata, non si dovesse approdare ad alcun concreto risultato.
Credetemi sulla parola e sull'esperienza (e faccio, certo, ammenda anche di vecchie cose), o, almeno, rifletteteci su.
Grazie dell'attenzione per le mie poche righe su questo "scomodo" argomento e, dichiarandomi sempre pronto a discuterne, porgo i migliori saluti.