martedì 15 aprile 2008

INIZIA LA TERZA REPUBBLICA

C'è qualcosa di nuovo oggi nell'aria, anzi d'antico

mercoledì 2 aprile 2008

QUANDO DAVVERO CAMBIERA' L'ITALIA?



Mi rivolgo a tutti i partiti e movimenti di opinione perché tutti dichiarano di voler cambiare l’Italia ma poi, nessuno lo vuol fare o è in grado di farlo sul serio. Qui si è sempre badato soprattutto a durare, dove la regola d’oro è “meno si cambia più si dura”, ma il Paese va a rotoli.
Non dico neanche che in Italia non c’è nessun cambiamento, onde evitare che il solito difensore dello status quo, più o meno camuffato da (pseudo)rivoluzionario, urlatore o digiunatore televisivo mi smentisca esemplificando con i volti nuovi, i giovani, nuove proposte ecc.
Dico solo che i cambiamenti si vedono col contagocce, seguendo più o meno i ricambi dei decessi, il che ci fa carico di ritardi biblici e ci condanna a fanalino di coda dei Paesi a noi omologhi, con tutte le conseguenze che, quotidianamente, sentiamo sulla nostra pelle, non dobbiamo quindi neanche sforzarci ad immaginare.
Fatte queste premesse, secondo me, si potrà dire “l’ITALIA è CAMBIATA” o “STA REALMENTE e RAPIDAMENTE CAMBIANDO” solo quando:

1) Ci saranno molti, moltissimi VOLTI NUOVI:
-nella Politica Centrale
-nella Amministrazioni Locali
-nella Cultura
-nella Ricerca
-nella Letteratura
-nel Giornalismo
-nella Televisione
-nel Cinema
-nello Spettacolo
-nella Musica
-in tutto ciò che riguarda la vita di relazione, intellettuale, lavorativa ecc.

2) Molte VECCHIE CONOSCENZE si toglieranno di mezzo sul serio, e non solo apparentemente.

3) Saranno valorizzati i TALENTI INDIVIDUALI e saranno chiuse le porte ai figli, discendenti, parenti e amici di… di… di… e di…
Si metterà la parola “fine” a raccomandazioni e corruttele varie, ricatti sessuali e quant’altro per le varie carriere, nei vari ambiti.

4) Saranno valorizzati gli ambiti stessi. Una volta si parlava di NOUVELLE VAGUE; bene ci sono quelle degli scrittori, degli autori, dei cineasti, dei politici e così via. Vanno valorizzate.

5) Saranno sperimentate e incoraggiate le NOVITA’ in tutti i campi, non frustrate, vedendo in esse un pericolo per l’assetto esistente.
Si smetterà di inseguire, copiare, sentirsi subordinati rispetto ad esperienze e innovazioni estere e all’autorità di determinati Paesi stranieri o Valori extranazionali.

6) Si svecchieranno LE PROFESSIONI semplificando, creando nuovi incentivi, frantumando lobbies, situazioni redditizie ormai cristallizzate, sclerotiche e parassitarie.
Guardate come funzionano assunzioni e licenziamenti negli Ospedali, ASL, carrozzoni di Stato vari; fate il calcolo dei tempi morti e dell’assenteismo nelle Cancellerie dei Tribunali, negli Uffici Amministrativi, nei Ministeri, ecc., osservate quale è il degrado di alcune professioni, ad es. quella degli insegnanti, degli avvocati, dove moltissimi accedono non avendo altro da fare, e, in contrapposizione, l’arroccamento ermetico dei notai, ed altri “alti funzionari” che beneficiano di vantaggi economici impensabili in qualsiasi altro Paese.
Dovrà esserci un complessivo SVECCHIAMENTO BUROCRATICO.

7) Si introdurranno NUOVI CRITERI di assunzione; ad es. scuole finalizzate, piuttosto che concorsi più o meno fittizi dove tutti si buttano all’arrembaggio.

8) Si promuoveranno significative novità nell’ISTRUZIONE, partendo dalle elementari fino all’Università. Bisogna finirla col discorso che il più bravo è il più furbo, con l’osanna per i lavativi, il mantenimento dell’area di parcheggio per eterni studenti senza un indirizzo lavorativo, con le scelte dovute a legami parentali ecc.

9) Un discorso a parte merita la GIUSTIZIA.
Non è possibile che un processo penale o civile duri 15 anni senza, peraltro, nessuna, non dico “certezza”, ma almeno convinzione di risultato.
Occorrono profonde riforme procedurali, tali da snellire, accettando il rischio dello snellimento (come si è visto sono di più i rischi dell’appesantimento dei processi).
Occorre la logica (e praticata in tutti i Paesi Civili) separazione delle carriere giudicanti e requirenti.
Una radicale riorganizzazione degli Uffici, ormai obsoleti, polverosi, invecchiati oltre misura.

10) Mettere la parola FINE agli sprechi della conduzione pubblica.
Non mi riferisco solo al numero dei parlamentari (e assimilati), ai loro stipendi e pensioni, ma alle assunzioni inutili (come i barbieri a Montecitorio, tanto per esemplificare), contrattazioni varie per la comodità di lor signori (tipo appartamentini per la siesta e via dicendo), le auto blu, le scorte spesso inutili e volute per guadagnarci in immagine e non per effettivo pericolo, consulenze milionarie per favoritismi, ruberie camuffate da solidarietà, frantumazione in partiti mignon e partitini per avere vantaggi e sovvenzioni, sovvenzioni a giornali e giornaletti che nessuno legge, che fanno capo a questo o quel movimento politico, viaggi continui all’Estero con al seguito un incredibile numero di persone ecc.

11) Starei per dire: SERIETA’, RIGORE nell’applicazione delle leggi (non è possibile uccidere e andarsene a spasso, mettere in libertà mafiosi per scadenza termini, contestare, in due fattispecie del tutto assimilabili, l’omicidio colposo ad un poliziotto che, in occasione di un tafferuglio tra tifosi di calcio, spara contro una macchina, uccidendo involontariamente una delle persone a bordo, e omicidio doloso ad una persona che, nel corso di tafferugli tra tifosi di calcio, uccide involontariamente un poliziotto, e così via), ma, in fondo, è inutile dirlo. Se tutto quanto sopra o gran parte si affermasse, la serietà e il rigore delle regole verrebbero fuori da soli.

Tutto quanto sopra si rivolge, ovviamente, anche al contesto sociale, anzi è al I° POSTO. Tutto il resto consegue. Ma nel momento di maggiore gravità della malattia bisogna affrontare prima di tutto il bubbone; ecco perché ho iniziato con una impostazione, diciamo così, istituzionale, e ora chiudo dicendo:
Cittadini impegnatevi a cambiare l’Italia! Impegniamoci tutti a cambiare l’Italia!
Per questo per prima noi dobbiamo fare delle rinunzie, darci delle regole, mantenere delle promesse; chiudere certe strade e aprirne altre.

Se nell’arco di 15 anni (gli stessi da cui tutti datano, a ritroso, il “fermo” dell’Italia) si riuscisse a fare almeno molto di quanto detto, in definitiva a “muovere” l’Italia sarebbe, secondo me, un gran bene per le future generazioni, oltre che un riscatto per le presenti generazioni.
E NON E’ POCO

martedì 1 aprile 2008

IL CUBO DI KUBRICK

Correre = guadagnare tempo
Perdere tempo = non correre