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domenica 30 settembre 2007

LA FOLLIA E LA SAGGEZZA

SI TOCCANO.
Una semplice dimostrazione:
Se le stesse cose che dice Grillo davanti a decine di migliaia di persone, col consenso di queste ultime, venendo così ad essere consacrato SAGGIO, le dicesse qualcuno davanti ad uno sparuto gruppo di poche anime, passerebbe per MATTO (così è per gli oratori di Hyde Park).
La differenza non è, quindi, nella testa di chi parla, ma nel numero degli ascoltatori.

sabato 29 settembre 2007

ma la giustizia è una categoria o un concetto?

In Italia, diciamocelo francamente, è soprattutto una bufala!
Caso "GARLASCO" (lasciamo perdere le varie "stragi di Stato", il caso "Moro", il caso "Sofri", lasciamo perdere "tangentopoli" e "vallettopoli", l'inchiesta sui "pedofili organizzati" nella scuola materna con autista senza patente, "omicidi Andreotti", "mostro di Firenze", caso "Tortora", caso "Sabani", caso "Cogne" et similia, le frustrate e spesso capovolte istanze dei piccoli utenti della giustizia, in tempi biblici - fanno in tempo a morire i genitori e a sposarsi i nipoti - ) RISULTATO: alcuni magistrati si sono fatta pubblicità (da noi anche quella negativa paga), i cittadini hanno avuto, comunque, la percezione di un livello scientifico e investigativo dei nostri detectives assolutamente notevole, i giornali hanno venduto, in T.V. è passata la pubblicità, i giornalisti le hanno sparate a tutta birra, senza impegno (e senza rischi), i "soliti" opinionisti hanno rinfocolato la loro appartenenza all'entourage dell'audience, i "soliti" infallibili psicologi e sociologi hanno ribadito l'insostituibilità della loro presenza.
A questo punto, che cosa volete che sia che ad un ragazzo, né migliore né peggiore dei suoi coetanei, che viveva tranquillamente e senza previsione di particolari scossoni (tra l'altro era prossimo a laurearsi), la propria vita, si sia rovinata l'esistenza, lo si sia marchiato ("il mostro" gridavano tutti, non solo la folla inferocita; la stessa folla che domani dovrà incontrare uscendo per strada) e incastrato in un nero tunnel dal quale ben difficilmente riuscirà ad uscire indenne, senza sapere neanche con chi prendersela?
E INTANTO... CHI E' L'ASSASSINO?

venerdì 28 settembre 2007

la santità

Persone come Giuseppe Moscati = il sale della Terra

giovedì 27 settembre 2007

i libri di storia vanno letti da sinistra verso destra o da destra verso sinistra (e dall'inizio alla fine o dalla fine all'inizio)?

DIFFICILE STABILIRLO.
Un esempio per tutti: Ora stiamo assistendo alla Storia dell'Iraq scritta dagli americani.
Ci sarà domani, e come sarà la Storia (probabilmente "le Storie") scritta/e dagli iracheni?
[Non vorrei perdermi in ragionamenti troppo tortuosi, ma penso proprio che altrettanto valga per la Geografia (si afferma, alla fine, una dimensione senza tempo e senza spazio?)]
P.S.
Avete visto il "vecchietto" (alla sommità dei vertici dello Stato Maggiore dell'Esercito Italiano) in T.V.? Di fronte alle giuste osservazioni del padre di uno dei due militari sequestrati e poi liberati in Afghanistan (quello in fin di vita), che faceva giustamente osservare come fosse assurdo mandare in una delicata e insidiosa missione non i "marescialloni" o i "generaloni" superesperti (si fa per dire) ma due reclute di fresca nomina (si vede bene dalle foto la giovanissima età), come ha reagito?
Dopo aver lascito correre, nei precedenti giorni, la fola (con l'appoggio dei "soliti" mass media addomesticati) che si trattava di due 007 [con tanto di accompagnamento di servizi inneggianti alla preparazione "iper" della nostra intelligence (si dice così?)] ha sostanzialmente detto che i due "erano entusiasti" del loro lavoro (in sostanza: se la sono cercata) - mi chiedo allora che cosa ci sta a fare una gerarchia militare e che giudizio esprimere sulla capacità e competenza dei "capi".
Ha poi detto che, bontà sua, giustificava le parole del povero padre affranto dal dolore - facendole quindi passare, furbescamente, per fesserie dette in un momento di comprensibile debolezza e scarsa lucidità e non sacrosante verità, dette, viceversa, con pacatezza e grande lucidità.
Poi dice Grillo... ma altro che "vaffanculo" qui ci vorrebbe!

martedì 25 settembre 2007

PUBBLICITA'

http://beppegrillo.it/cgi-bin/mt-tb.cgi/691.1413214389
Ue' gente... occhio che qua il partito dei Comunisti Italiani vuole prenderci per i fondelli!
Lavoro stabile... O.K.
Pensione sicura... O.K.
Diritto al futuro... O.K.
...... E LE FERIE????????

domenica 23 settembre 2007

Campania oggi

4 BUONI MOTIVI X FUGGIRE DALLA CAMPANIA
- La camorra?
- La disoccupazione?
- La miseria e il degrado sociale e culturale?
- La monnezza?

NO! I problemi si affrontano. I disastri sono i fiori all'occhiello:

1 - IL GOVERNATORE DELL'IKEA, LEROY MERLIN E STAZIONE DELL'ALTA VELOCITA' DI AFRAGOLA
2 - IL GRAN MAZZIERE DELLE KERMESSE DI SCOPONE DI NUSCO
3 - LA DIRETTRICE DEI TORNEI DI BURRACO DI PALAZZO S.GIACOMO
4 - LA CAPASANTA A FORMA DI PISCINA DI CEPPALONI


mercoledì 19 settembre 2007

[(non più ) (mancata)] lettera a Beppe Grillo

(18.9 c'è solo una mia breve annotazione sul blog di Beppe Grillo, sotto la voce "commenti")
W LA PRIMA RIVOLUZIONE IDEALE ITALIANA se è una rivoluzione contro i politici troppi, strapagati, ladri e corrotti, piduisti e stragisti (alcuni cattivi maestri di Ia e IIa generazione sono ancora in auge, gli apprendisti di IIIa generazione sono ben piazzati), nullafacenti, assenteisti, pervertiti (credo che il fatto che sia stato prospettato il "ricongiungimento familiare" dei parlamentari, ma con tono serio, non scherzoso, richieda una seria e non scherzosa riflessione), clientelari, nepotisti, alacri organizzatori e cultori del proprio futuro (oltre che di familiari, parenti, amici, sodali, leccapiedi e portaborse) e massacratori del nostro, ignoranti, incapaci non dico di contare qualcosa in politica estera, di affrancarsi e far affrancare noi italiani dal vassallaggio verso l'America e il Vaticano, il che comporta vassallaggio anche nei confronti degli altri Paesi Europei e discredito nei confronti del resto del Mondo, con sofferenza, ahimé, ad ogni livello, dei cittadini, non dico di cercare di raddrizzare le croniche devianze dei servizi segreti (che dovrebbero operare "per" il popolo e non "contro" il popolo), non dico di mettere finalmente mano alle annosissime problematiche del meridione, dell'occupazione e sottoccupazione, della miseria e del degrado urbano (e urbanistico), farsi carico di fenomeni complessi e insidiosi come la droga e la prostituzione, migliorare la situazione economica e culturale del Paese, contenere la tasse, fronteggiare il debito pubblico, fare la lotta alla mafia e alla camorra, mettere in prigione i delinquenti (anche se "colletti bianchi"), garantire la sicurezza dei cittadini e l'ordine pubblico, promuovere un'informazione libera e corretta, intervenire sulle enormi disfunzioni della giustizia, ma, santiddio, di far volare gli aerei e far funzionare i telefoni, i treni, la televisione, far andare decentemente scuole e ospedali, erogare elettricità, gas, estrarre il petrolio, aggiustare le strade, ritirare la monnezza, produttori di sprechi (a cosa serve un Superprocuratore Nazionale Antimafia, con tanto di sostituti, staff, suppellettili, auto blindate, scorte? Che ci fa eternamente accanto al Capo dello Stato, impettito in alta uniforme, il Capo delle Forze Armate invece di andare a lavorare? Attende ordini per Houston? E' pronto a collegarsi con la linea rossa al Cremlino? Quanto costano all'Erario gli appannaggi degli ex Presidenti della Repubblica? E questo è il meno, se ne parla qui perché fa scena), nemici, quindi del Paese [altro che "mandare a quel paese"! Eviterei "in galera!" Slogan già abusato in passato, ma senza nessuna produttiva conseguenza; per ora va bene "affanculo!" anche se, forse andrebbe meglio "alla gogna!" E chi sa... Grillo facci sognare (a farci vomitare - per non dire altro - ci ha già pensato Di Pietro)! "Alla ghigliottina!"]; contro le auto blu, i portaborse, le guardie del corpo, le pensioni d'oro dopo 1/2 legislatura, i viaggi di Stato, [certamente inutili, se non tutti, quasi... per come siamo conciati... (povero Stato! Paga essendo le spese iscritte al suo bilancio; in questo senso può parlarsi di "viaggi di Stato", ma poiché alla fine paghiamo noi, dovrebbe parlarsi di "viaggi delle nostre tasche")] con familiari, parenti, amici, corti e cortigiani/e al seguito, il gigantismo dell'apparato della Pubblica Amministrazione e di Governo, in un Paese piccolo e senza grandi velleità internazionali, la moltiplicazione di tutto ciò e la ricaduta su vassalli e feudatari vari di Regioni, Province, Comuni, Parastato, Enti (inutili) non territoriali di specie sconosciute in natura, che solo la fervida fantasia di vampiri e sanguisughe del Potere può immaginare, lo strozzamento della società e delle speranze dei giovani, grazie a tutto quanto sopra; contro il "sistema" che tutto questo delinea, la realizzazione della vera Unità d'Italia, la perfetta identità e indissolubile unione tra Destra e Sinistra, e Centro; anzi il Centro è la fotografia realistica, la sublimazione del tutto (in fondo non siamo lontani dall'epoca di Luigi XVI. Il popolo italiano non è né migliore né peggiore dei suoi governanti; è semplicemente vittima del "sistema" come or ora descritto); sono pronto a fare tutto quanto possa essere utile e necessario. Ditemi solo come mettermi i contatto.
SE INVECE E' UNA STRONZATA... niente... è la solita. Tutto a posto... per come ci siamo abituati in Italia...
In bocca al lupo lo stesso e... alla prossima...
(successivamente spedita, con degli adattamenti, il 24.9 in tre puntate data la lunghezza al blog di Beppe Grillo come commento a "condannati e partiti" e il 25.9 ad ANNOZERO)

martedì 18 settembre 2007

e-mail

Per chi, avendo visitato il mio blog volesse mettersi in contatto, la mia mail è:
albertoliguoro@libero.it

la polpetta avvelenata

Faccio una domanda e io stesso do la risposta.
DOMANDA: Secondo il post seguente sembrerebbe da escludersi che uno possa semplicemente ritenere ed affermare che DIO NON ESISTE, senza che attorno a questo si aggroviglino tante di quelle elucubrazioni mentali da fargli deviare il pensiero in tutt'altra direzione e addirittura opposta. E' mai possibile questo? Non è da credere che nella libertà dell'Uomo non possa esserci un puro e semplice pensiero e una pura e semplice affermazione come quella di cui sopra. Allora... di grazia... come può fare una persona ad esprimersi come si è detto, in modo semplice e chiaro senza essere frainteso? Puro e lineare: "per me Dio non esiste".
RISPOSTA: E' molto giusta l'osservazione. Se l'Uomo è libero a 360 gradi è libero anche nel senso di cui alla domanda; tuttavia, mentre in teoria è senz'altro così, in pratica è difficilissimo, molto più difficile di quanto non si immagini, che si manifesti quanto ad una osservazione frettolosa e superficiale appare semplice, puro e lineare.
E' stato detto che tutti apparteniamo al sacro, anche se non apparteniamo a nessuna religione, intendendosi per "sacro" il mistero della vita e del mondo, e il suo fascino che, comunque, ci coinvolge e ci attira, per cui anche il "profano" è nel "sacro" (questo è un dato di verità inconfutabile, eppure... prendi ad esempio i lottatori di sumo, nella loro sacralità è contemplata e severamente applicata l'interdizione alle donne del tappeto dei combattimenti, eppure...); anche gli animali hanno i loro riti... i migratori, i branchi, gli attratti dalla luna ecc., e forse le piante... i cicli periodici e stagionali. Allora l'arido, asettico, e fermo pensiero "per me Dio non esiste" è difficilissimo da riscontrare nel naturale svolgimento della vita. Occorre che l'uomo sia assolutamente insensibile, privo della pur minima emotività, si lasci andare come materia inanimata, lasci passare su di sé le trasformazioni e i deterioramenti del corpo e della mente dovuti al trascorrere del tempo, così come un pezzo di legno o di ferro si sbriciola, arrugginisce, senza rilevanza.
INQUIETANTE OSSERVAZIONE (e qui è la polpetta avvelenata): ancora una volta il serpente si mangia la coda.
Il massimo utilizzo della umana libertà, consistente nell'uscire, o tentare di uscire dal "sacro" nel senso suddetto, non avere, quindi, legami o vincoli di nessun genere, ed approdare dove? Nell'ignoto... un atto romantico (prendiamo l'esempio di prima: il sacro tappeto dei lottatori di sumo è stato recentemente "violato" da una donna) quindi, coincide con la massima mortificazione della libertà stessa, riducendosi l'essere umano, forse neanche ad un "vegetale", ma addirittura ad una "cosa".
Infatti dire a qualcuno "tu non sei un uomo, sei una bestia!" è un'offesa che non è niente rispetto a dirgli "tu sei una persona-oggetto", quindi una nullità, una persona inesistente.
Oltre il sacro, c'è, dunque il nulla. - Esplorare il nulla.
Ma si può esplorare il nulla? V. "Rumore di passi nei giardini imperiali".
27.11.2007
ecco che arriva la stronzata del saccente per bocca del sig. Vittorino Andreoli, il quale pontifica:
L'ATEO sostiene che Dio non c'è. Chi ci crede è solo un illuso (quello lasciatelo perdere; è solo un coglione irrecuperabile - quanti atei si sono poi convertiti ad una religione? Questo il nostro non lo sa e non lo vuole sapere).
IL NON CREDENTE invece è un potenziale credente (bisogna dialogare con questo cretino e fargli capire che sbaglia. Questo devono fare gli apostoli - e se il cretino non si converte, giù botte da orbi!). Allora? Signor "So tutto io" visto che nessuno di noi sa quale è la polpetta giusta, e quindi nessuno di noi ha il monopolio del proselitismo, hanno ragione i musulmani fondamentalisti che schifano i cretini infedeli che non si convertono? Avevano ragione i conquistadores che andavano nelle Indie Occidentali a fare stragi di cretini impenitenti? E gli antichissimi religiosi indiani che non fanno proselitismo, sono ottusamente e boriosamente "chiusi nei clan della verità e dei toccati dal Signore Iddio"?
Ma vaffanculo! Va'! Come direbbe Beppe Grillo.

domenica 16 settembre 2007

della affermazione dell'esistenza di Dio partendo dalla dimostrazione massima della sua inesistenza

Prendendo spunto, in parte dallo sviluppo ragionato di quanto infra riportato nel post "Dio - non Dio", frutto, secondo me, di un azzeccato flash intuitivo, e in parte da un paradosso che mi è stato proposto da mia figlia Dalila, del tipo di quelli matematici o fisici molto diffusi, come quello arcinoto del pie' veloce Achille e della tartaruga, o ad esempio quello verbale "io mento sempre", ed altri simili, sono pervenuto alla riflessione che segue, condivisibile o non condivisibile (spero di potermi confrontare con commenti in proposito), ma certamente, ritengo, non "sragionata".
Il paradosso propostomi è: "Dio non è onnipotente in quanto non può creare una pietra così pesante che neanche Dio può sollevare". Questo equivale a dire: (ergo) Dio non esiste. Infatti il concetto di Dio, comunque lo si voglia immaginare e raffigurare, anche politeisticamente, implica il concetto dell'onnipotenza; basti osservare che l'Olimpo greco è affondato, irrimediabilmente, nell'oceano del tempo anche (soprattutto) perché il potere degli Dei si fermava ed era sovrastato dal Destino.
Il paradosso in questione, in concreto, vuol dire che non esiste una pietra così pesante che neanche Dio può sollevare, per il semplicissimo motivo che non esiste Dio.
Quello che davvero esiste è il concetto della relatività, che consente all'uomo di formulare paradossi di qualsiasi genere: matematici, fisici, religiosi ecc.
In sostanza esiste l'intelligenza dell'Uomo che permette di individuare le estensioni e i limiti della matematica, la fisica, la religione ecc... null'altro.
Ma è errato e improduttivo questo modo di procedere che non può che condurre ad arenarsi in sabbiose valli desertiche. Si consideri che percorrendo la via del paradosso, può dirsi anche "Dio non è onnipotente, infatti non può annullarsi e non esistere". Affermare "Dio non esiste", allora, che cosa significherebbe? Aver espugnato il paradosso e poter conclamare solennemente e sorprendentemente che Dio esiste ed è onnipotente?
Sa di sofisma, anche se "paradossalmente" appunto, porta comunque acqua al mulino dell'affermazione e non della negazione della Divinità. In tutta franchezza, credo che sia da respingere tutto questo e sia utile ritornare all'origine del ragionamento.
In che cosa si sostanzia l'esistenza e l'onnipotenza di Dio?
I paradossi non hanno senso qui , o meglio non sono da proporre nel modo consuetudinario, ma in un modo innovativo, esplorando coraggiosamente nuove possibilità, perché Dio non è la matematica, la fisica, o la religione, l'essere o la vita. Semmai è la matematica e la non-matematica, la fisica e la non-fisica, la religione e la non-religione, e così la vita e la morte, l'essere e il non essere (anche se, secondo me, più attinentemente, Dio è e basta, indipendentemente da quello che pensiamo o non pensiamo di lui o da come ce lo raffiguriamo o non raffiguriamo affatto).
In altri termini "Dio esiste" è l'espressione di un concetto che, insieme all'altro concetto "Dio non esiste" dà un'immagine di Dio.
I paradossi sopra menzionati, sono corollari del concetto "Dio non esiste", così come possono esserci altri paradossi corollari del concetto "Dio esiste", ad esempio quelli ironizzanti circa l'umana pretesa di misurare e definire l'eternità e l'infinito; in ogni caso non è contraddetta la Divinità, la sua superiorità ed onnipotenza.
Ritornando ora al nostro paradosso iniziale, devo dire che alla luce di tutto quanto sopra, esso non mi reca alcun disturbo e non mi preoccupa più, infatti non fa che confermare che Dio può esistere e non esistere contemporaneamente. In definitiva, riflette la realtà dei fatti: Dio è onnipotente, tanto da poter anche non essere o essere un altro Dio [ciascun credente ha la sua personale convinzione circa l'essenza della divinità, quindi quelle degli altri individuano diverse divinità o concezioni della divinità (del resto anche l'ateismo ha diverse sfumature e varietà, c'è chi dà particolare risalto alla scienza, alla storia, alla solidarietà, alla società o al potere, ai sentimenti, alla ragione e così via) ma non è forse vero che tutti i rivoli portano ad un unico catino?].
Tutto questo è una prova in più, tra l'altro, che l'ateo è più vicino a Dio di quanto non si immagini.
L'ateismo è la religione in negativo, la fede in Dio in negativo: Dio non esiste in quanto la sua onnipotenza arriva anche al punto di non esistere.
Capovolgendo il paradosso, dichiarare "Dio non esiste" è il più alto atto di fede perché equivale ad affermare: "Dio è talmente grande da poter non esistere".
[Non convince la tesi ontologica di S. Anselmo d'Aosta (1033 - 1109) secondo la quale l'esistenza di Dio è un suo attributo, e quindi sarebbe una dimostrazione "a priori" (... di se stessa) ANNOTAZIONE DEL 2.11.2008]
Ora, riprendendo, come avevo preannunziato, i concetti espressi nel post "Dio non-Dio", si evidenzia, rispetto all'ateismo, la pochezza e l'inconsistenza dell'agnosticismo; non pensare, non sentire neanche, sentimentalmente o spiritualmente, istintivamente, non come un animale, o una pianta forse, ma addirittura come un oggetto, materia inanimata, che pure vive e si trasforma.
E' questo l'Uomo? No! E' ragionamento, sentimento, amore, fede, odio, tradimento, pentimento, contraddizione e così via.
Si osserva allora che, ripercorrendo tutto l'iter che ci ha condotto fin qui, all'indietro, anche partendo dall'Uomo, le sue capacità intellettive e terrene esperienze, ritorniamo ancora ad affermare: Dio esiste.

giovedì 13 settembre 2007

NEMESI (ma non troppo) STORICA (questo sì)

Prima siamo stati noi ad andare a sterminare con le nostre malattie (e non solo, come è ben noto), per noi debellate o sotto controllo da secoli, comunque latenti, intere popolazioni e millenarie civiltà nell'intero Continente Americano, in Oceania, nelle isole del Pacifico, Africa sub sahariana, ecc. Oggi le malatie tropicali (e non solo) vengono da noi. Fortuna che (almeno, e pur sempre col famoso tanto di pelo sullo stomaco) le grandi Case Farmaceutiche sono dalla nostra!

mercoledì 12 settembre 2007

ancora sui giudici e la giustizia

I commenti sul post QUELLO CHE i giudici, gli avvocati ecc. dovrebbero sapere sono stati 4 in pochissimi giorni e riguardano, a tutt'oggi, esclusivamente I GIUDICI. Questo mi induce a ritenere che c'è molto interesse, in giro, intorno alle tematiche della giustizia e, in definitiva, l'attenzione generale è concentrata sui giudici, indubbiamente protagonisti principali di questa importantissima istituzione dell'assetto statale. Mi sembra giusto, quindi, aggiungere qualcosa a quanto già detto in proposito.
Probabilmente quello che, in modo particolare, si richiede, tra l'altro, ai giudici è una maggiore serenità e profondità di valutazione.
Si ritiene (e si teme molto), ad esempio, da parte dell'utenza, a quanto pare, che i giudici si lascino condizionare e fuorviare; ed è uno dei principali motivi per cui ci si rivolge agli avvocati di grido o caratterizzati da assidua frequentazione con gli ambienti giudiziari ecc.
Ora, alla luce di questa semplice osservazione, che può, però, essere emblematica, sarebbe bello se i giudici realizzassero che:
Un docente universitario di diritto, per quanto possa essere un luminare, ben difficilmente può qualificarsi uno scienziato, le cui caratteristiche sono la scrupolosa e cosciente acquisizione dei dati anche contro le proprie convinzioni e i propri interessi, col carico di responsabilità che ciò comporta.
Lo "scienziato" del diritto prospetta una tesi (meglio di come la prospetterebbe chi è meno fornito di utili mezzi argomentativi), e non assume alcuna responsabilità circa la fondatezza o meno della stessa (situazione questa irrichiedibile nel dinamico e relativissimo campo del diritto); conseguentemente un suo parere su una spinosa questione legale, non è detto che sia frutto di intelligenza interpretativa, conoscenza e intensa ricerca, ma può essere (e molto spesso assolutamente è) frutto di una buona parcella.
Le assunzioni di importanti difese, da parte di avvocati d'assalto, con impostazioni ferme ed eclatanti di fondatezza ed evidenza dei diritti reclamati, non è detto che derivino da un circostanziato e analitico studio della vicenda in esame e dallo schietto e motivato convincimento che, all'esito, si è affermato, ma spesso derivano da smanie di protagonismo, presunzioni di onniscienza e onnipotenza dovute a notorietà, titoli acquisiti in diversi campi, politica, mass-media (a volte spettacolo anche) e così via.
Partecipare a commissioni governative, consulenze collegiali e quant'altro, sulle regole e i sistemi di vari settori della vita pubblica: la giustizia, il lavoro, la sicurezza, la previdenza, lo sviluppo ecc. pur essendo evento molto ambito dai lavoratori della giustizia, non è detto che implichi significativi contributi, piuttosto che iattanza e disinteresse.
Ciò vuol dire, da un canto, che non va preso per oro colato il risultato prodotto dai suddetti organi e da un altro canto che è, spesso, immeritata la visibilità e pubblicità che a questo o quel componente ne è derivata.
Parimenti, quando, per motivi sempre oscuri, si è chiamati a ricoprire una importante carica pubblica, vale la regola todos caballeros, vengono cioè coinvolti i "buoni", i "meno buoni" e i "cattivi" in un coacervo in cui tutto fa brodo, come è facilmente acquisibile sol che si pensi che nessuno ha mai il pudore di rinunziare.
La conseguenza è che la bontà delle regole, il culto del sociale, il superiore interesse del Paese, l'amor di Patria e quant'altro, passano in second'ordine e balzano in evidenza, le auto blu, le scorte, lo stuolo di collaboratori e segretarie, le facilitazioni in ogni campo, quotidiano e generale, compresa l'area giustizia (non escludendosi la confezione di leggi ad hoc per ottenere i risultati prefissi), le raccomandazioni, gli incrementi retributivi e così via.
Ah! Se i giudici pensassero... ma pensassero davvero... a tutto ciò!

martedì 11 settembre 2007

LE CRONACHE DI MILANO

LIAM ANNA LUCA CLARA

DIO - NON DIO

Dio avendo creato l'uomo libero, e dotato di libero arbitrio, il che lo distingue dalle altre creature, è autore anche del miscredente, ricomprendendo in tale termine l'ateo, ma il vero miscredente, a mio parere, è l'agnostico, il quale fa un pessimo uso del suo libero arbitrio, semplicemente disconoscendolo, facendosi stancamente trascinare dalla comodità di non lambiccarsi il cervello e crogiolandosi pigramente nella ignavia.

giovedì 6 settembre 2007

QUELLO CHE...

...GLI AVVOCATI DOVREBBERO SAPERE

E’ veramente molto difficile dire qualcosa qui, dovendosi considerare il rebus sic stantibus, lasciar perdere politiche di evoluzione della professione, rivendicazioni e quant’altro, altrimenti si invadono ambiti estranei, nonché moralismi vari sulle scelte e sui rapporti con i clienti, situazioni sulle quali ognuno ha le sue idee, e, ancora una volta, situazioni patologiche di illiceità sotto profili vari (responsabilità disciplinare, civile, penale).
Detto questo, la difficoltà deriva dal fatto che la professione di avvocato è, ed è sempre stata, comunque, un’attività d’impresa, per così dire. Poco importa che, oggi, da, prevalentemente, piccola va trasformandosi in, prevalentemente, media o grande, l’impronta naturale è d’impresa; l’avvocato quindi è caratterizzato da un forte individualismo (così come nella magistratura c’è un forte corporativismo; questi sono dati obiettivi e difficilmente confutabili. Altro discorso è che l’avvocato non dovrebbe spingere il suo individualismo fino all’oltraggiosità e al dispregio, così come il corporativismo dei magistrati non dovrebbe spingersi fino a creare un apartheid nei confronti di chi non appartiene alla categoria, e, in particolare, gli avvocati e fino a difendere i propri membri, indipendentemente da ogni considerazione che li riguardi, finché sono difendibili davanti all’opinione pubblica e non davanti alla seria e serena valutazione di coscienza) questo ovviamente costituisce il punto centrale di difficilizzazione del percorso.
Con le precisazioni fatte, che cosa si può dire ad un avvocato?
LE COSE ANDREBBERO MEGLIO SE SI DESSE VALORE A QUANTO SEGUE:

Privilegiare la dialettica, il gusto della dialettica;
evitare
scontri e polemiche anche con i giudici
la ruberia di clientela
la pubblicità sleale, ricorrendo a svaccato sfruttamento di conoscenze ed entrature e smodato ricorso a ricatti e ricattucci vari
l’impudenza di apparire continuamente in tv (v. quel cretino che si vede sempre);
curare
la professionalità, il gusto di essa prima del guadagno (v. il contrario atteggiamento dell’azzeccagarbugli)
il rispetto delle regole, sfatare il mito-realtà della frode processuale a tutti i costi
la dignità riposta nel meritarsi il rispetto, non darlo per scontato;
non umiliare i giovani, insegnare senza boria, lasciare spazio ai giovani.


...GLI UTENTI DELLA GIUSTIZIA DOVREBBERO SAPERE

Tener conto delle difficoltà degli altri, in particolare degli avvocati.
Attenzione ai tempi.
Non pretendere di aver ragione a tutti i costi (v. caso Cogne – i genitori dei bambini pseduopedofilizzati ecc. ecc.).
Non mollare subito al primo cenno di cedimento (anche un buon avvocato può avere un momento di defaillance).
Non lasciarsi allettare dal protagonismo a cui invitano i mass media.
LE COSE ANDREBBERO MEGLIO SE CI SI ATTENESSE A QUANTO SOPRA

... I GIUDICI DOVREBBERO SAPERE

Ho fatto parte della Magistratura ed attualmente faccio parte dell’Avvocatura; mi trovo, quindi, nelle condizioni di poter considerare il punto di vista dei Magistrati e quello degli Avvocati, abbastanza diversi tra di loro; in particolare gli Avvocati vedono molte cose che i Giudici non vedono, questi ultimi, a loro volta vedono le cose in un’ottica che sfugge ai primi.
Ci sono, ovviamente, tanti altri modi di considerare le cose (v. QUELLO CHE I GIORNALISTI DI CRONACA GIUDIZIARIA DOVREBBERO SAPERE, QUELLO CHE GLI UTENTI DELLA GIUSTIZIA DOVREBBERO SAPERE, collaboratori, forze dell'Ordine e così via).
Va sfrondato il campo da lagnanze di carattere generale a sfondo politico, aspettative su innovazioni legislative, critiche sull’attuale sistema giudiziario,così come di campanilismi, faziosità, e rilievi sulla patologia dell’esercizio delle varie funzioni o professioni, in definitiva su tutto ciò che vi sia da dire di carattere generale ed ideologico, da una parte, così come, all’estremo opposto, di malcostume, bassa lega o addirittura criminoso.
In pratica qui si vuol parlare di buon senso, di controllo degli eccessi, di calma, serenità e così via; cioè di quello che farebbe star meglio tutti in un Palazzo di Giustizia, un giorno qualunque, allo stato attuale delle cose.
Nulla di eccelso o di infimo, ma nulla da sottovalutare.
Ridotta in pillole, la storia è: i giudici dovrebbero sapere che le cose andrebbero meglio se:

1- ci fosse meno spocchia e arroganza, livore a volte, e più disponibilità al dialogo, alla riflessione e assenza di pregiudizi nel prendere in esame una questione;
2- ci fosse più consapevolezza di svolgere una delicata funzione nell’interesse della Comunità, tra l’altro ben pagata, e non esercitare un potere tale da incutere timore agli altri e gratificare soprattutto la propria vanità, smania di sopraffazione, arrivismo, protagonismo, e così via;
3- ci fosse più disponibilità ed apertura nel prendere in considerazione le vicende riguardanti i piccoli cittadini, gli umili, la massa intrecciata e dolente delle istanze di Giustizia di base, e non una chiusura ai limiti dell’ottusità, per dedicarsi quasi esclusivamente ai casi che permettono di affermarsi, fare carriera, apparire pubblicamente, darsi alla politica e così via;
4- ci fosse presa di coscienza che lavorare fa bene, troppe ferie stancano, acuiscono il distacco dalla Società alla quale si appartiene; e lavorare significa svolgere la funzione giudiziaria, non andare in TV, muoversi tra le correnti dell’Associazione Magistrati per andare al CSM o avere incarichi speciali, o semplicemente avere promozioni senza meriti;
5- ci fosse risposta agli errori che si commettono, alcuni dei quali peraltro scusabili, e non si concludesse sempre a tarallucci e vino di fronte alle responsabilità disciplinari e civili, lasciando perdere quelle penali, pretendendo quasi di dimostrare che i magistrati non sbagliano mai (quelli che sbagliano sono gli emarginati che non fanno storia, ma vengono strumentalizzati per stabilire il principio che qualcuno pur risponde).

...I GIORNALISTI (soprattutto DI CRONACA GIUDIZIARIA) DOVREBBERO SAPERE

PER FAR SI' CHE LE COSE VADANO MEGLIO:
Non fare gli avvoltoi
Saper cercare le notizie, approfondirle, apprezzare chi corre rischi per questo
Saper commentare le notizie, senza secondi fini
Non fare scoop al solo scopo di suggestionare il pubblico.

mercoledì 5 settembre 2007

Divagazioni in attesa di qualcosa di più consistente in preparazione

Qualcosa di buono in giro per il Mondo!
Beh... sì... forse... prima o poi... ma già oggi... anche... così... perché no?... Boh!
Bah...
Impressioni sui restauri
Sono andato con Liam a visitare il Castello Sforzesco, con l'occasione ho avuto modo di rivedere la michelangiolesca Pietà Rondanini restaurata. Con grande delusione ho inutilmente cercato di provare, di fronte all'ammasso informe di marmo bianco in cui è stata trasformata, la grande emozione di circa trenta anni fa di fronte all'anima grondante dolore, trasfigurata, indubbiamente, quella incallita nella senescenza dello stesso artista, che essa rappresenta.
Non è la prima volta che ciò mi accade. Vidi a suo tempo trasformarsi in un che di illustrazioni ipertecno i sogni in precedenza accumulati nel silenzio soffuso e pastoso della tridimensionalità del Cenacolo davinciano di fronte alla sua versione restaurata, e altrettanto dicasi dei misteriosi e impenetrabili segreti della volta della Cappella Sistina, incautamente disvelati e riversati coram populi, da esperti addetti ai lavori.
Ricavo da tutto questo un'intuizione, forse non peregrina: secondo me, i Grandi Artisti del passato sapevano dove sarebbero andati a depositarsi i cumuli di polvere, i segni, i nascondimenti del trascorrere del tempo, quella che si dice "la patina d'antico" e l'effetto che ne sarebbe derivato (tanto sembrerebbe, più che ipotetico, abbastanza scontato, sol che si pensi che non esisteva nelle epoche di riferimento altro che acqua e spazzole, e non si prevedevano interventi ad alta definizione) e in funzione anche di tali valutazioni ponevano in essere le loro opere.
Alla luce di quanto sopra, ferma restando l'utilità e necessità dei restauri, io credo che se ne debba tener conto da parte dei tecnici, almeno soffermarsi a pensarci, anziché darci dentro di brutto, esprimendosi alla grande, e fornendo il massimo delle proprie prestazioni, al massimo, ovviamente, delle retribuzioni; il che ci riporta automaticamente, al minimo della umiltà intellettuale di fronte ai giganti dell'arte, e dello spirito critico (nanismo della sensibilità e della riflessione).
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Considerazioni sulla ricerca
Sembra abbastanza lapalissiano che la ricerca (scientifica, artistica, letteraria, religiosa, sentimentale, o semplicemente su qualcosa di pratico e ordinario) debba mirare a trovare qualcosa, anche se non ci si riesce.
Essa, peraltro, è bella e appagante anche in se stessa. Ma se è esplicitamente e palesemente fine a se stessa, che cosa è? Non è certo "ricerca"... una provocazione, forse.
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E' meglio il peggio o il meno peggio?
Domanda retorica. Perché?
Un imprenditore italiano 50enne (non fondatore, di seconda generazione) all'apice della floridità dell'azienda, di notevoli proporzioni e con molti impiegati, maestranze e indotto, vende tutto ai francesi e si ritira a Santo Domingo a fare una vita da nababbo.
Un altro imprenditore italiano (stessa età, fondatore) all'apice della floridità dell'azienda, cerca, comunque, di incrementarla, modificarla, si dà da fare per creare un ricambio per farla crescere ancora, con conseguente aumento di lavoro quantitativo e qualitativo e, sia pure secondo la sua particolare ottica, ovviamente, che può non essere condivisa, ovviamente, cerca di interpretare le convenienze per il Paese (nonché per le proprie attività e i propri interessi, è normale); partecipa, addirittura in prima persona alla vita pubblica del Paese (il che può anche essere censurabile, intendiamoci). Condivide, in ogni caso, la situazione dell'essere cittadino italiano e vivere in Italia.
Chi dei due buttereste dalla cima della montagna, rispondendo così, implicitamente alla domanda (retorica)?
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Burlamaccate sui politici italiani
I politici italiani hanno fatto una scoperta fondamentale: solo se fanno casino sono in auge [ (Pannella docet, ma vedi: Sgarbi, Cossiga l'amerikano, Mastella il polpo, i ministri contemporaneamente al governo e in piazza a protestare contro il governo, da ultimo i fucili di Bossi, e così via) (v. le espressioni degli strombazzanti giornali, ormai mere casse di risonanze di questa o quella lobby "alto là di questo o di quest'altro personaggio" "è scontro" "è polemica" e via blaterando) ], altrimenti fanno "la fine" dei loro colleghi stranieri [e parliamo di Francia, Inghilterra, Germania, USA, non di Repubbliche delle banane (dove invece vige l'andazzo all'italiana, come le cronache, ripetutamente ci confermano)]. Quale è la "fine"? Tranne 5 o 6 dei suddetti, tutti gli altri sono degli illustri sconosciuti.
Ma precisiamo i significati... l'equazione è:
FARE CASINO = farsi (prevalentemente) i cazzi propri (non necessariamente di stretta osservanza economico-monetaria).
NON FARE CASINO= fare (prevalentemente) gli interessi del proprio Paese (come dagli esempi sopra menzionati si deduce chiaramente).
Poiché i ns. politici sono particolarmente tipizzati dal non fottersene un cazzo degli interessi del Paese, e particolarmente divorati dalla libido dei cazzi propri (in un contesto in cui, poi, la torta c'è ed è cospicua. Bisogna stare attenti a non svariare troppo e lasciarsi fuorviare dalle battute sarcastico-ridanciane sulle repubbliche delle banane) sono, conseguentemente, particolarmente attivi e presenzialisti nel fare casini e casini, casini sui casini e via incasinando.
A quanto pare solo qualche tagliola li può fermare. Ma sono nati o non sono ancora nati i bracconieri?
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La convenzione GIUSTIZIA
Tempo fa, in una trasmissione TV, si contrapponevano incidentalmente due tesi:
La GIUSTIZIA è una convenzione sociale utile per l'ordine pubblico e la soddisfazione sociale dei cittadini; la ricerca della verità, in astratto, è mera utopia, ed è ipocrisia sostenere il contrario (COSSIGA).
La GIUSTIZIA è ricerca della verità. Pur sbagliando umanamente, la Magistratura è impegnata nella sincera ricerca della verità (PECORARO SCANIO).
Quale delle due posizioni può essere maggiormente condivisa?
Uno dei motivi di rallegramento (ce ne sono altri e ci sono anche motivi di rimpianto) con me stesso per essere passato dalla Magistratura alla Avvocatura è quello di saperne di più.
E' quanto sente, probabilmente, un agente dei servizi segreti o il Cardinale che officia il Miracolo di S. Gennaro.
E quale è stata la mia scoperta del mistero?
Sarei tentato dal comportarmi come i suddetti personaggi e non dirlo.
Ma sono un comune mortale, quindi:
I magistrati [a parte i rari e deprecabili casi di ragion di Stato o ragion di tasca (v. potere) - barare al gioco non merita menzione] sinceramente amministrano la giustizia, ricercando la verità nei fatti, sia pure entro i limiti dell'umana percezione e dei mezzi a disposizione, ma sono costantemente soggetti a condizionamenti, per lo più inconsapevolmente, dell'opinione pubblica, dei depistaggi vari (a movente neutro, a fin di bene o a fini turpi che siano), delle correnti di pensiero che si affermano, della simpatia o antipatia, della risonanza degli eventi sub judice, dello spirito di vendetta o allarme sociale in atto e così via.
Gli avvocati, dal canto loro, sono più presenti "dietro le quinte", quindi sanno quale è l'enorme incidenza dell'ERRORE GIUDIZIARIO, sia in senso "assolutorio" che "condannatorio"; cioè (per intenderci estremizzando, ma ci sono ovviamente, varie sfumature) quanti innocenti vengono condannati e quanti colpevoli la fanno franca, quanti soggetti portatori di buone ragioni non le vedono riconosciute e quanti, pur essendo in torto, vengono premiati.
Inoltre, in modo particolare in Italia, ma anche altrove le cose vanno più o meno così, tra avvocati e magistrati, c'è una separatezza totale e diffidenza reciproca, quindi nessuna possibilità di fondere le esperienze. Questa situazione non può attenuarsi per qualche più o meno coraggiosa riforma... forse solo se... un giorno... ci saranno riforme veramente radicali e innovative.
Conseguentemente, almeno allo stato attuale, alla luce realistica delle considerazioni svolte, per la complessità e la articolata struttura dell'istituzione e del concetto della Giustizia, pur dispiacendomi, devo affermare che appare più condivisibile l'opinione della Giustizia come convenzione.

lunedì 3 settembre 2007

DOPO LA PAUSA ESTIVA

mi sembra giusto riprendere dal recente episodio di Tonino nella Locride.
Sei un grande! La tua risposta al Corriere della Sera che ironizzava sulla presenza accanto a te, durante la tua vibrante filippica nella Locride, contro i pubblici amministratori corrotti, di un pubblico amministratore indagato per corruzione, ti pone direttamente accanto ai Cavour, i Mazzini, i Garibaldi della Storia. Fagliela vedere a questi quattro dilettanti del rubamazzetto, come si fa!