mercoledì 27 maggio 2009

Fumi nell’aria dalle cime svettanti dell’Alta Val Camonica

Superficiale - approfondito - emblematico - misterioso

Sono stato da poco in Val Camonica, enclave sacra di Bossi, che ha fatto di Ponte di Legno il santuario, in un certo senso, dei popoli del Nord. Ebbene riscontro che essa fu enclave anche molti secoli orsono; Capo di Ponte, perla della Val Camonica, è località universalmente conosciuta per le incisioni rupestri, una forma d'arte preistorica che lì si è protratta almeno fino alla tarda età dell'Impero Romano.
Perché accadde ciò? Probabilmente perché non c'era motivo alcuno per i popoli più evoluti di addentrarsi in Val Camonica; anche per raggiungere le province più a nord del vasto Impero, governatori e generali preferivano il passaggio del Brennero o altre soluzioni, all'ispido Tonale. Gli abitanti del posto, quindi (quasi Papua dell'epoca), hanno perpetuato indefinitamente la preistoria.
Questa situazione, dal punto di vista etnico è una curiosità singolare, dal punto di vista della civiltà è una realtà inquietante.
Si sono alla fine unificate e uniformate esperienze, usanze, storie, ma che cosa ha comportato questo ritardo di alcuni secoli rispetto agli altri popoli dello stesso contesto evolutivo?
C'è qualcosa di strano in Val Camonica, non esito a dirlo.
Di questa arretratezza, diciamo così, Bossi ne fa quasi una bandiera, il che è già strano. Magari la vede in modo diverso, qualcosa di geloso e protettivo. Ma la storia non è poi andata da un'altra parte?
Ma quel che più sa di strano è proprio lì, nei Camuni. Le incisioni rupestri raffigurano spesso un'ampia, pur scoscesa, radura piena di cervi (come i bisonti nel Nuovo Continente); ora poiché, come è ovvio, gli incisori riproducevano ciò che vedevano, mi chiedo: che fine hanno fatto? Come sono scomparse del tutto, in pratica, quelle enormi moltitudini, considerando, soprattutto, (sparuti) cacciatori muniti di arco e frecce e non certo di fucili a ripetizione?
Nei paesi arroccati su bassi contrafforti, sovrapposizioni su sovrapposizioni di antiche costruzioni (fino alle caverne o palafitte? A loro volta protrattesi nel tempo, mentre altrove c'erano anfiteatri e ville), vivono le streghe, come attestato, tra l'altro, da bolle e reprimende di parroci e prelati vari, affisse anche su alberi e mura, che minacciano scomuniche a chi dà mostra di credere in queste cose, ma invitano anche a non guardare nelle culle e carrozzini dei neonati. Negozianti, baristi, ristoratori tacciono. Puoi mangiare quello che vuoi chiedendo senza neanche parlare. Non si ama molto parlare né ridere; eppure oggi c'è turismo, traffico intenso e continuo.
Su tutto prevalgono gli alti fumi di abissale provenienza, che salgono nell'aria, lenti, quasi immobili, sulle svettanti cime che, nitide si vedono lontano, nell'Alta Valle.

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