venerdì 10 luglio 2009

Perché partecipare alle commemorazioni fa ringiovanire?

E' un rovescio di medaglia.
Questa mattina ho partecipato alla commemorazione dell'avv. Giorgio Ambrosoli, nel trentennale della morte, ucciso l'11 luglio 1979 per mano della mafia dai colletti bianchi, tipicamente italiana, senza che da allora nessun concreto passo avanti sul piano delle indagini sia stato mosso.
Questo è molto triste e, a sua volta, tipicamente italiano.
Sentir dire "a 30 anni dalla sua scomparsa il ricordo e l'impegno di rendergli giustizia sono più che mai vivi" fa un certo effetto.
Stragi, uccisioni, misteriosi delitti ultraquarantenni se non ultracinquantenni, trentennali e trentacinquennali, regolarmente e passivamente irrisolti sono una mostruosità.
Si sente dire ordinariamente a queste commemorazioni "a 50 anni, 45 anni ecc. è più che mai presente la domanda di giustizia ecc." fa impressione, atterrisce, fa sentire un'impotenza insuperabile e gravata da altezze vertiginose di potere e malaffare che mai si riusciranno ad abbattere, però... ed ecco il rovescio della medaglia... fa sembrare che il tempo non sia passato.
Si alternano oratori commossi vecchi, appartenenti alle epoche considerate, che avevano, allora, i capelli neri, biondi, il cuore saldo, ed ora incanutiti ripercorrono passi già fatti come se il tempo non fosse trascorso e oratori giovani, che hanno solo sentito parlare di quanto accaduto, in un contesto in cui appaiono quasi coevi dei primi.
Questo è grottesco; il tempo trascorso non ritorna. Ne parlo in modo provocatorio perché ancora più grottesco e assurdo è che casi che avrebbero dovuto essere risolti, se ci fosse stato adempimento di doveri istituzionali, diligenza e onestà intellettuale, in pochi mesi, restano invece aperti per anni, al punto tale da fermare addirittura il tempo; giacché se fossero stati regolarmente condotti in porto, dopo un po' non se ne sarebbe più parlato; come dovrebbe avvenire in una sana Democrazia, con buona pace di chi invecchia più o meno precocemente, secondo quello che è il suo personale vissuto, che ben poco, in linea di principio, ha a che spartire con la vita sociale.

Questo sistema, viceversa, così com'è, e come sopra inquadrato non ha nulla di buono.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Essere sacrificati alla ragion di Stato è triste, a volte tristissimo, ma essere sacrificati alla ragion di mafia è semplicemente orripilante.

Anonimo ha detto...

Spesso le due cose coincidono